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I COLLI BERICI

venerdì, 29 maggio 2009

ANDARE PER VILLE E AGRITURISMO

Nella zona dei Colli Berici decine di splendide dimore attendono il visitatore amante dell’arte. Ecco un itinerario attraverso tre secoli di perfetti capolavori.

Distanza: 72 chilometri

Dislivello: 250 metri

Durata: 5 ore

Difficoltà: media

Percorribilità: aprile-ottobre

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Punto di partenza di questo itinerario è la scalinata di Monte Berico (Vicenza) dove ci immette nella pista ciclabile che porta fino a Longare. Poche centinaia di metri e si incontra sulla destra la “Rotonda” la più famosa e il simbolo delle ville della provincia di Vicenza.

Sulla statale si prosegue fino a Longare (km. 10) per ammirare dalla strada la sua chiesa del 1800. A destra poco dopo si devia per Costozza. In una grotta alle pendici dei colli vennero alla luce resti ossei e manufatti dell’età paleolitica mentre in località Castellon del Brosimo fu scoperto un villaggio capannulico dell’età del bronzo.


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Ma eccoci a Costozza con le tre magnifiche ville cinquecentesche, villa Eolia, villa Gazzadori, villa Trento. Villa Gazzadori, la più interessante ha un giardino che sale con ampia prospettiva lungo il declivio del colle ed include, a diversi livelli, tre ville: per prima, in basso, la villa delle belle logge ioniche affrontate e presenta una sala affrescata dal singolare soffitto ligneo, unica del vicentino, adornato con motivi di vari animali. Poco più in là si può ammirare villa Trento del 1645 con la sua solenne facciata sormontata dal frontone con lo stemma dei Valmarana.

Tra dolci stradine di campagna, contrassegnate da cartelli che indicano che siamo sulla via del vino Tocai rosso DOC si raggiunge Castegnero e poi Barbarano (km. 25). Di seguito troviamo Villaga, Toara e Sossano (km. 34) che si trova al limite dei colli Berici e cittadina famosa per i suoi insaccati.

Si inizia la salita più dura del giro: quella che porta al borgo medievale di Campolongo. Siamo così attorno al quale si trova il bacino lacustre della Val Liona, dove fin dal periodo “neolitico” stazionarono tribù di individui i cui resti furono trovati durante lo scavo della torba alcune decine di anni fa. Antichissime sono anche le testimonianze storiche che si possono osservare lungo la strada che da Campolongo conduce a San Germano dei Berici. Poco più in là siamo a Villa del Ferro con la sua signorile Villa Custozza-Lazzarini del 1700 e quindi Spiazzo dove, dopo il ponte, si può andare a vedere gli ultimi mulini ad acqua che resistiti ai secoli sono ancora utilizzati dai proprietari per macinare granaglie nell’antico lavoro del “mugnaio”.

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Più avanti troviamo Grancona con la sua chiesa che domina dall’alto la vallata. Si sale nuovamente per la strada che porta a Zovencedo (km. 45) il punto più alto del nostro giro sui colli con i suoi 226 metri. Da qui lungo la strada, che è tutta in discesa e con diverse curve, si può ammirare il maestoso paesaggio che ci circonda fatto di colori e di silenzio. Senza occorgersi si arriva a Lapio da dove sotto si può vedere il Lago di Fimon (km. 58), dalle romantiche sponde cinte di canneti e ninfee. E’ questo un luogo, inoltre, ricco di materiale preistorico come le palafitte che hanno gettato luce sui primi abitanti della zona.

Se si vuole si può fare un giro intorno al lago prima di intraprendere la salita, chiamata dei “celibi” che porta ad Arcugnano (km. 62)

Da qui, scendendo verso Vicenza, si incontrano numerose ville la più importante delle quali è villa Franceschetti, costruita nel 1770 per opera dell’architetto neoclassico Bertotti Scamozzi sugli schemi palladiani. Ancora qualche curva da prendere con cautela e si arriva a villa Guccioli, ora sede del museo del Risorgimento, del secolo XIX. Il luogo è sacro alla memorie patrie per la disperata difesa di Vicenza contro gli austriaci il 10 giugno 1848.

E siamo a Monte Berico con la Basilica che sorge su un colle che sovrasta la città. Il complesso fu costruito sul luogo dove la tradizione vuole sia apparsa la Madonna invocata per scongiurare una pestilenza che agli inizi del 1400 aveva colpito la città. Una rapida discesa ci porta infine al punto di partenza.

Dove dormire: Vicenza, che è il punto di appoggio per il tour, offre diverse possibilità di alloggio in tutte le stagioni. Molti poi sono i punti di appoggio lungo i percorsi, in particolare negli agriturismo, dove ci si può fermare la notte dopo aver magari assaggiato la cucina della zona.

Cosa portare: Vestiti leggeri per quando si va in bicicletta, un maglione per quando ci si ferma.

Le Marche: una terra romanTica

giovedì, 21 maggio 2009

Le Marche: una terra romanTica

Un’isola di poesia nel cuore dell’Italia : così il grande critico letterario italiano, di origini liguri, Carlo Bo ha descritto le Marche, che …vivono per aria, sospese dentro un’idea di poesia quanto mai libera.

Anche altri intellettuali hanno decantato questa ex provincia dello Stato Pontificio: uno su tutti, lo scrittore vicentino Guido Piovene, che l’ha definita …quasi un grande giardino all’italiana. Fin qui le menzioni, che potrebbero continuare all’infinito.

Se, però, si volesse dare un’unica definizione, quale slogan si potrebbe coniare? Sicuramente Le Marche: una terra romanTica.

Avete visto proprio bene: la t è maiuscola. Non si tratta di un errore di battitura, ma di un accorgimento mirato a sottolineare la duplice dimensione caratteriale di questa terra: per l’appunto, romantica e romanica. Le Marche rappresentano il volto nuovo e moderno della Marca Anconetana, un volto prettamente rurale, là dove l’elemento terra ha sempre avuto un ruolo di spicco.

I costanti sforzi dell’uomo hanno consentito di rendere e mantenere attraente, incontaminato e gioioso, oltre che produttivo, il territorio e hanno, altresì, rappresentato la premessa di una politica turistica regionale improntata alla riscoperta e all’incentivazione della tradizione. La terra è il sudore e il sacrificio dei contadini, espressione della cultura popolare più vera. La terra è pietrisco puro, grezzo, privo di fronzoli, all’apparenza duro, ma dal cuore grande e fertile.

La terra è quel piano senza tempo sul quale scorre la storia e si appoggia il futuro. La terra, insomma, è il sostituto naturale del territorio, del comune, della provincia, della comunità montana – termini assai poco immediati –ed è difensore di diritto della vocazione rurale delle Marche. Una terra semplicemente romantica. Una terra dall’animo sensibile, che sa riservare sorprese ed emozioni forti. Sempre e comunque: di giorno e di notte, d’inverno e d’estate, con il sole e con la nebbia. In ogni dove: a partire dalla costa – Fiorenzuola di Focara (Pesaro e Urbino), Portonovo (Ancona), Torre di Palme (Fermo), Marano di Cupra Marittima (Ascoli Piceno) sono i testimonial più significativi – sino ad arrivare a tutti i borghi che animano l’entroterra. Borghi spesso lontani dalle principali vie di comunicazione, che si possono raggiungere attraverso percorsi magici, lungo i quali si ricreano sensazioni ed emozioni d’altri tempi.

Tanti piccoli Cuori per un’unica grande anima. Ma non solo: le Marche sono anche una terra romanica. Molteplici sono le testimonianze sia di carattere civile, sia religioso in tutta la regione, dislocate lungo le due vie consolari, la Flaminia e la Salaria, ma anche negli angoli più remoti e romantici. In conclusione: Le Marche: una terra romanTica vi interessano? Bene, allora preparatevi. Le Marche: una terra romanTica non vi interessano? Non importa, vi faremo cambiare idea.

Alla prossima puntata!

mercoledì, 22 aprile 2009